Analisi senza filtri sui guru della fuffa.

“Crea video con l’intelligenza artificiale. Caricali su YouTube. Guadagna mentre dormi.” Sembra il biglietto vincente della lotteria digitale: nessuna competenza, nessuna fatica, nessun rischio. Solo un corso da qualche centinaio di euro e un prompt ben scritto. Il problema è che l’Antitrust ci ha già messo il naso, YouTube ha cambiato le regole del gioco, e i numeri raccontano una storia molto diversa da quella della landing page.

Primo articolo della rubrica “Il bancomat a prompt”: corsi, AI e l’industria della rendita passiva che non esiste.


La promessa

Il pitch è sempre lo stesso, da chiunque lo senta. Cambia il volto, cambia il nome, ma le parole sono intercambiabili: ‘guadagno automatico’, ‘senza metterci la faccia’, ‘senza esperienza’, ‘rendita passiva’, ‘asset digitali‘.

Il modello si chiama YouTube Automation. L’idea: crei un canale YouTube, produci video usando l’intelligenza artificiale (script con ChatGPT, voce con text-to-speech, immagini con generatori AI, montaggio automatizzato), e YouTube ti paga tramite le pubblicità. Non devi comparire in video. Non devi avere competenze. Non devi nemmeno lavorare — basta ‘automatizzare’.

I corsi che insegnano questo metodo si vendono come “Immobili Digitali”: ogni video che carichi è un ‘asset’ che genera rendita passiva, come un appartamento in affitto. Il paragone è deliberato: evoca stabilità, patrimonio, sicurezza. Solo che un appartamento esiste. Un video AI da 4 visualizzazioni, no.

Le promesse, testuali dalle landing page: “automatizzare totalmente il tuo canale e portarlo a fatturare cifre a 4, 5 e 6 zeri”, “traffico gratuito A VITA e costante guadagno sui video pubblicati”, “guadagnare in maniera automatica”, “senza metterci la faccia e senza metterci la voce”.


Il caso AGCM: Alessandro Berton

Alessandro Berton è uno dei sei influencer finiti nel mirino dell’Antitrust a luglio 2024. Il suo business: vendere corsi e formazione su come guadagnare caricando su YouTube video creati con l’intelligenza artificiale. Sito web: bertonalessandro.com. Canale YouTube e account Instagram “alessandroberton”.

Il provvedimento AGCM (PS12816, Provvedimento n. 31574) descrive le condotte contestate: Berton “pubblica mediante un canale YouTube, creato e gestito personalmente, e mediante l’account Instagram, in maniera reiterata foto e/o video in cui pubblicizza e offre a pagamento un metodo per conseguire significativi risultati economici”. La contestazione: “la promessa della realizzazione di elevati guadagni facili e sicuri, conseguibili a patto di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite”.

Il procedimento si è chiuso a giugno 2025 con impegni (non con sanzione). Berton non è stato multato — a differenza di Big Luca (60.000 euro) e Michele Leka (5.000 euro). Ma gli impegni sono rivelatori: Berton si è impegnato a “rimuovere le espressioni che enfatizzano guadagni facili o privi di rischi da tutti i canali social e siti internet utilizzati”, a “inserire disclaimer pubblicitari”, e — dettaglio prezioso — è stata “rimossa ogni enfasi, nonché riferimento, all’automaticità del guadagno derivante dal caricamento dei video su YouTube”.

Tradotto: l’AGCM ha ritenuto che la promessa di ‘guadagno automatico’ fosse problematica al punto da richiederne la rimozione esplicita. Il cuore del pitch di YouTube Automation — “guadagna mentre dormi” — è esattamente ciò che l’Antitrust ha chiesto di eliminare.

Berton non è un caso isolato. Era uno dei sei, insieme a Luca Marani, Hamza Mourai e Davide Caiazzo (tutti chiusi con impegni) e a Big Luca e Michele Leka (sanzionati). Il comunicato AGCM di giugno 2025 descrive il pattern comune: contenuti che “offrono a pagamento metodi per ottenere importanti guadagni facili e sicuri sulla falsariga del modello vincente da loro incarnato, senza peraltro utilizzare alcuna dicitura di advertisement”. In più, “popolarità falsata dalla presenza di follower non autentici”.

Per chi segue Vaffanguru, Big Luca l’abbiamo già incontrato: è il protagonista del nostro primo articolo.


La credibilità in leasing (di nuovo)

Un pattern che conosciamo bene: gli articoli ‘stampa’ che non sono stampa.

Cercando “Alessandro Berton” online, si trovano articoli quasi identici su lamiafinanza.it, linserto.it e lifestyleblog.it — tutti pubblicati tra il 19 e il 22 febbraio 2024. Il testo è riciclato con variazioni minime: “L’Intelligenza Artificiale, in collaborazione con il metodo di Alessandro Berton, ha reso la creazione di contenuti video su YouTube estremamente efficiente e accessibile a tutti.” “Alessandro Berton emerge come pioniere della rivoluzione digitale.”

Il format lo abbiamo già documentato nella serie “La credibilità in leasing“: articoli che sembrano editoriali ma leggono come comunicati stampa, pubblicati su testate minori per costruire l’illusione di una copertura mediatica indipendente. Anche in questo caso, gli articoli non contengono alcuna indicazione che si tratti di contenuto promozionale.


La realtà: cosa serve davvero per guadagnare su YouTube

Ecco cosa le landing page non dicono — o dicono in corpo 6, nascosto sotto tre schermate di testimonial.

Per monetizzare su YouTube servono:

  • 1.000 iscritti al canale
  • 4.000 ore di visualizzazione pubblica negli ultimi 12 mesi (oppure 10 milioni di visualizzazioni di Shorts in 90 giorni)
  • Rispetto delle Norme sulla monetizzazione dei canali YouTube
  • Un account AdSense collegato
  • Revisione manuale del canale da parte del team YouTube

4.000 ore di visualizzazione significano 240.000 minuti. Se ogni video dura 10 minuti e viene guardato per intero (ipotesi generosa), servono 24.000 visualizzazioni complete. Per un canale nuovo, senza pubblico, senza brand, senza SEO, questa soglia può richiedere mesi o anni.

Quanto paga YouTube? Il RPM medio (ricavo per 1.000 visualizzazioni) in Italia è di circa 2-4 euro. Questo significa che per guadagnare 1.000 euro al mese servono circa 250.000-500.000 visualizzazioni mensili. Per un canale ‘faceless’ creato con AI, senza una nicchia forte e senza un pubblico fidelizzato, queste sono cifre da sogno — non da business plan.

E poi c’è il vero problema: la policy “Inauthentic Content”.

A luglio 2025, YouTube ha rinominato la vecchia policy sui ‘contenuti ripetitivi’ in “Inauthentic Content”. La nuova formulazione è chirurgica: è inammissibile alla monetizzazione qualsiasi contenuto “mass-produced or repetitive”, che “looks like it’s made with a template with little to no variation across videos”, o che è “easily replicable at scale”. In pratica: esattamente ciò che i corsi di YouTube Automation insegnano a fare.

YouTube non ha vietato l’uso dell’AI. Ha vietato i contenuti senza ‘genuine human creativity’. Ma la distinzione è sottile e l’enforcement è reale: a gennaio 2026, YouTube ha cancellato 4,7 miliardi di visualizzazioni e chiuso 16 canali con un totale di 35 milioni di iscritti in un’unica ondata di enforcement contro i canali AI automatizzati.

Il CEO di YouTube Neal Mohan ha dichiarato che la piattaforma darà priorità ai contenuti che dimostrano ‘genuine human creativity’ rispetto al materiale generato da AI ottimizzato per l’engagement algoritmico.

Tra le categorie esplicitamente non monetizzabili secondo le norme YouTube aggiornate: “image slideshows or scrolling text with minimal or no narrative, commentary, or educational value” e “similar repetitive content with low educational value, commentary, narratives, or minimal variation across videos”. Suona familiare?


L’industria dietro la promessa

Alessandro Berton non è l’unico. Il mercato dei corsi di YouTube Automation in Italia è un ecosistema con diversi attori, tutti con lo stesso pitch e la stessa struttura.

Il più visibile è Immobili Digitali, fondato da Mirko Delfino. Il sito promette “7 corsi di formazione” per “trasformare YouTube nella tua personalissima macchina di monetizzazione automatica”. I prezzi non sono indicati in chiaro — bisogna cliccare su “scopri l’insana offerta”. La landing page include il claim “Presenti all’interno di Millionaire, Feltrinelli, Corriere della Sera, Libero” — di nuovo la credibilità in leasing.

Il pattern industriale è sempre lo stesso. Lo abbiamo visto con i finfluencer, con i guru della seduzione, con i venditori di corsi FBA. L’unica cosa che cambia è la skin tematica: ieri era il dropshipping, prima ancora il trading, oggi è l’AI. La promessa di fondo — “guadagna facile senza lavorare” — è identica. E l’unico che guadagna davvero è chi vende il corso.

Come ha osservato un analista del settore: “Non hai bisogno di spendere centinaia di euro in corsi. Gli strumenti sono a disposizione di tutti.” Il vero prodotto dei corsi di YouTube Automation non è la conoscenza — è la speranza.


Come difendersi

Cinque domande prima di comprare un corso di ‘guadagno automatico con AI’:

1. Il corso promette “guadagno automatico” o “rendita passiva”? Dopo il provvedimento AGCM su Berton, queste espressioni sono state esplicitamente richieste come oggetto di rimozione. Se un corso le usa ancora nel 2026, sta ignorando l’Antitrust.

2. I “risultati” mostrati sono verificabili? Screenshot di dashboard YouTube sono facilmente falsificabili. Chiedi il nome del canale. Vai a controllare. Se non te lo danno, c’è un motivo.

3. Il prezzo del corso è trasparente prima dell’acquisto? Se devi “prenotare una call” o “scoprire l’offerta” per conoscere il prezzo, è un funnel progettato per impedirti il confronto.

4. Il corso menziona i rischi reali? La policy ‘Inauthentic Content’ di YouTube, la soglia di 1.000 iscritti e 4.000 ore, il RPM medio italiano, la possibilità di demonetizzazione — se il corso non ne parla, ti sta vendendo una fantasia.

5. Chi vende il corso guadagna più dal corso o da YouTube? Se il guru della YouTube Automation guadagna di più vendendo corsi che facendo video su YouTube, il suo vero business non è YouTube. È vendere la speranza di YouTube.


Fonti e link


Il verdetto di Vaffanguru

Guadagno automatico: rimosso per ordine dell’Antitrust

3 su 5

3/5 — Scappate finché siete in tempo

Il modello ‘YouTube Automation’ non è una truffa nel senso stretto del termine: è tecnicamente possibile creare un canale YouTube con l’AI e monetizzarlo. Ma la distanza tra la promessa — “rendita passiva automatica” — e la realtà è un abisso. L’AGCM ha chiesto a Berton di rimuovere ogni riferimento all’automaticità del guadagno. YouTube ha rinominato la sua policy proprio per colpire i contenuti ‘inautentici’ e mass-produced. A gennaio 2026, 4,7 miliardi di visualizzazioni sono state cancellate in un colpo. E il RPM medio italiano è di 2-4 euro per mille views — il che significa che per guadagnare il famoso “stipendio da dipendente” servono centinaia di migliaia di visualizzazioni al mese, su un canale senza volto, senza brand, senza pubblico fidelizzato, e con l’algoritmo di YouTube che ti guarda storto perché i tuoi video sembrano fatti da un bot. Perché lo sono. Chi vende questo sogno a centinaia di euro non ti sta vendendo un metodo: ti sta vendendo un biglietto della lotteria, presentato come un contratto di lavoro. E il biglietto della lotteria, almeno, costa solo due euro.

Scala di valutazione Vaffanguru

Le informazioni in questo articolo provengono dal provvedimento AGCM PS12816 (Provvedimento n. 31574) relativo ad Alessandro Berton, dal comunicato AGCM di giugno 2025 sulla chiusura delle istruttorie nei confronti di sei influencer, dalle norme ufficiali del YouTube Partner Program e dalla policy “Inauthentic Content” (aggiornamento luglio 2025), dall’analisi di Flocker sull’enforcement wave di gennaio 2026, da articoli pubblicati da Il Sole 24 Ore, Virgilio e hdblog.it, dalle landing page pubbliche di Immobili Digitali e bertonalessandro.com, e da tre articoli publiredazionali identici pubblicati su lamiafinanza.it, linserto.it e lifestyleblog.it. Vaffanguru non afferma che tutti i corsi di YouTube Automation siano truffe: documenta le promesse, le confronta con i provvedimenti dell’Antitrust, le norme di YouTube e i numeri reali, e lascia al lettore ogni valutazione. Se hai acquistato un corso di YouTube Automation e la tua esperienza è diversa da quella promessa, usa la pagina Segnala.

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