Analisi senza filtri sui guru della fuffa.

Se “hanno parlato di me” su Repubblica, ma ho pagato io il conto, è un’intervista o è una fattura?

Prima puntata della serie “La credibilità in leasing” — dove smontiamo, logo per logo, la finta autorevolezza dei guru italiani.


Il pattern: quella barra di loghi in homepage

Se hai navigato almeno una volta sul sito di un guru, un coach o un crypto-bro italiano, l’hai vista. Sta lì, di solito subito sotto la promessa miracolosa e subito sopra il tasto “Iscriviti al mio corso”. È una barra di loghi: Repubblica, Forbes, Il Sole 24 Ore, ANSA, Corriere della Sera. A volte cinque, a volte dieci, a volte venti. Sempre con la stessa didascalia: “Hanno parlato di me”.

Il messaggio è chiaro: io sono credibile, perché i giornali che leggi anche tu mi hanno dedicato spazio. Se Repubblica mi ha intervistato, vuol dire che sono qualcuno. Se Forbes mi ha menzionato, il mio corso da 3.000 euro vale ogni centesimo.

C’è solo un problema: nella stragrande maggioranza dei casi, quei giornali non li hanno intervistati. Li hanno fatturati.


Come funziona il meccanismo

Il sistema è industrializzato e funziona così, passo dopo passo:

Passo 1. Il guru contatta un intermediario. Ce ne sono diversi, ma il più citato nelle inchieste è Prima Pagina Italia, un’agenzia che sul proprio sito si presenta con chiarezza cristallina: offre servizi di “brand reputation” attraverso “importanti ed autorevoli brand della stampa, della tv e del web”. In pratica, ti piazza su un giornale — a pagamento.

Passo 2. L’intermediario produce il contenuto. Può essere un’intervista, un profilo, una “storia di successo”. Il testo è scritto dall’agenzia, non dalla redazione della testata. Il guru approva, paga, e il pezzo va online.

Passo 3. L’articolo finisce su una sezione commerciale della testata. Su Tgcom24 si chiama “Social People”. Su AdnKronos passa per “Immediapress”. Su Repubblica.it può apparire impaginato esattamente come un articolo giornalistico qualsiasi — layout identico, font identico, posizionamento identico. La differenza? Una dicitura “contenuto sponsorizzato” che spesso è assente, microscopica o incomprensibile.

Passo 4. Il guru fa lo screenshot del logo della testata, lo piazza in homepage, e lo usa come prova di autorevolezza. “Hanno parlato di me su Repubblica”. No: tu hai pagato un’agenzia che ha piazzato un comunicato stampa nella sezione commerciale di Repubblica. È come dire “la Ferrari mi ha scelto come testimonial” dopo aver noleggiato una Rossa per il weekend.


Il caso Petralia: il prototipo che conosciamo già

Su Vaffanguru abbiamo già raccontato il caso di Marco Petralia, il guru che esibiva 29 testate come prova della propria autorevolezza — incluso Il Sole 24 Ore.

Ma Petralia non è un caso isolato. È il prototipo di un meccanismo che l’inviato di Striscia la Notizia Francesco Mazza ha documentato in una serie di servizi devastanti tra il 2024 e il 2025. Mazza è partito proprio da Petralia per scoprire un sistema molto più ampio, che coinvolge alcune delle testate più importanti d’Italia.

Ecco cosa ha portato alla luce, servizio dopo servizio:

Repubblica.it e Tgcom24

Petralia compariva su Repubblica.it con un’intervista impaginata come un qualsiasi articolo giornalistico, senza nessuna indicazione visibile che si trattasse di un contenuto a pagamento. Dopo il servizio di Striscia, il gruppo editoriale Gedi è intervenuto aggiungendo la dicitura “Comunicazione pubblicitaria” in cima all’articolo. Su Tgcom24, Petralia e un altro soggetto (Aydin Vahabov, già al centro di un’inchiesta di Striscia) comparivano nella sezione “Social People” — che, secondo quanto ricostruito dall’inviato, sarebbe una sezione con articoli a pagamento.

Il Sole 24 Ore

Petralia sosteneva che il suo successo fosse documentato da 29 testate, tra cui Il Sole 24 Ore. Mazza è andato a chiedere conto direttamente al direttore Fabio Tamburini. Il contenuto risultava pubblicato tramite l’agenzia askanews, non dalla redazione del Sole.

AdnKronos: 500 euro e nessuna verifica

Il caso più clamoroso. Mazza ha dimostrato che attraverso la piattaforma Immediapress di AdnKronos era possibile pubblicare comunicati stampa senza nessuna verifica sul contenuto e senza indicazione chiara che si trattasse di materiale sponsorizzato. Il prezzo? Intorno ai 500 euro.

Per dimostrarlo, Mazza ha scritto un’intervista fittizia al duo comico “Gli Estremi Rimedi” (cioè lui stesso e l’attore di Striscia Daniele Balestrino), l’ha inviata tramite il sistema, ed è stata pubblicata come se fosse un normale comunicato stampa. Nessuno ha verificato nulla.

Dopo l’inchiesta di Striscia e le critiche dell’Ordine dei Giornalisti, AdnKronos ha aggiunto in cima a quel tipo di articoli la dicitura “comunicato stampa — responsabilità editoriale Immediapress” con un disclaimer che specifica che “Adnkronos e Immediapress non sono responsabili per i contenuti dei comunicati trasmessi”. Tradotto: non è colpa nostra. Il che non è esattamente la stessa cosa di “contenuto sponsorizzato”.

L’Ordine dei Giornalisti prende posizione

A seguito dei servizi di Mazza, l’Ordine dei Giornalisti è intervenuto. Il presidente del Consiglio Nazionale Carlo Bartoli e il vicepresidente Angelo Baiguini hanno commentato pubblicamente. Riccardo Sorrentino, presidente dell’OdG della Lombardia, ha dichiarato che il caso merita l’esame del Consiglio di disciplina, ricordando che un giornalista non può fare pubblicità.


L’intermediario con nome e cognome

Un elemento cruciale di tutto il meccanismo è che non stiamo parlando di un segreto. L’agenzia Prima Pagina Italia (P.I. 01980030892, REA SR – 414827) ha un sito web pubblico dove offre esplicitamente:

  • “Campagna di comunicazione stampa su testate a tiratura nazionale”
  • Banner pubblicitari su Sky e il network Fluid (oltre 350 siti)
  • Riconoscimenti dedicati alle “aziende virtuose” — il tutto con una campagna stampa a supporto

L’agenzia è stata citata nei servizi di Striscia come intermediario tra i guru e le testate. La stessa agenzia che, secondo quanto documentato dall’inchiesta di Mazza, ha prodotto contenuti per soggetti come Petralia poi finiti sulle pagine online di quotidiani nazionali senza la dovuta trasparenza.

Non è un’operazione clandestina. È un’industria. E il fatto che sia tutto alla luce del sole la rende, se possibile, ancora più grottesca.


Cosa faremo nelle prossime settimane

Il caso Petralia era un singolo soggetto. L’inchiesta di Striscia ha mostrato che il sistema è molto più vasto. Ma nessuno — né Striscia, né i giornali, né l’Ordine dei Giornalisti — ha mai prodotto una mappa sistematica del fenomeno.

Lo facciamo noi.

Nelle prossime puntate di questa serie:

  • La tassonomia — Quattro cassetti per classificare le apparizioni stampa dei guru: editoriale vero, branded content dichiarato, publiredazionale ambiguo, comunicato travestito. Con una guida pratica per riconoscerli.
  • La tabella dei 20 — Prenderemo 20 homepage di guru italiani e verificheremo ogni singolo logo esibito. Per ciascuno: testata reale, sezione, classificazione, presenza o assenza della dicitura pubblicitaria. Tutto linkato, tutto verificabile.
  • Il listino prezzi — Quanto costa apparire su Repubblica? E su AdnKronos? E su Forbes Italia? I prezzi della credibilità noleggiata.
  • Il vademecum — Cinque controlli che chiunque può fare in 60 secondi per smontare un “hanno parlato di me”.

Non ti hanno intervistato. Ti hanno noleggiato il megafono. E noi lo dimostreremo, logo per logo.


Fonti e link


Il verdetto di Vaffanguru

La fabbrica della credibilità comprata

4 su 5

4/5 — Allerta AGCM

Qui non parliamo di un singolo furbetto. Parliamo di un sistema industrializzato con intermediari con partita IVA, testate che incassano senza verificare, e guru che trasformano fatture in prove di autorevolezza. L’Ordine dei Giornalisti ha preso posizione. Striscia la Notizia ha documentato tutto in prima serata. AdnKronos ha rattoppato con un disclaimer che dice “non è colpa nostra”. E il sistema continua a funzionare, perché a tutti conviene: all’agenzia che vende, alla testata che incassa, al guru che esibisce. L’unico che ci perde è chi legge quel logo in homepage e pensa: “Ah, allora è bravo davvero”.

Scala di valutazione Vaffanguru

Le informazioni in questo articolo provengono da servizi televisivi di Striscia la Notizia (Canale 5), comunicati pubblici dell’Ordine dei Giornalisti, contenuti pubblicati sulle testate citate (Repubblica.it, Tgcom24, AdnKronos, Il Sole 24 Ore), il sito pubblico dell’agenzia Prima Pagina Italia, e articoli di analisi pubblicati da Vulcano Statale e Donna Moderna. Vaffanguru non accusa nessuno di reati: documenta un meccanismo pubblico, linkando le fonti, e lascia al lettore il giudizio. Se hai informazioni su casi simili, usa la pagina Segnala.

5 risposte

  1. […] prima puntata abbiamo raccontato il meccanismo: guru che pagano per comparire su testate nazionali, poi usano […]

  2. […] puntate precedenti abbiamo raccontato il meccanismo, costruito la tassonomia, e analizzato le homepage di 20 guru. Manca un pezzo: quanto […]

  3. […] questa serie abbiamo spiegato il meccanismo, classificato le apparizioni in quattro cassetti, e mostrato che la credibilità […]

  4. […] qui il cerchio si chiude con la serie sulla credibilità in leasing: il guru che paga per apparire in un inserto di Forbes, poi esibisce il logo di Forbes come prova […]

  5. […] prima puntata abbiamo raccontato il meccanismo. Nella seconda abbiamo costruito i quattro cassetti per […]

Scopri di più da vaffanguru

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere