Immaginate la scena. Un tizio si presenta come guru della finanza. Non è iscritto all’albo dei consulenti finanziari. Ha diverse denunce per truffa. Più di 20 persone hanno fatto una denuncia congiunta contro di lui. Su Trustpilot le recensioni negative spariscono e quelle positive puzzano di falso.
E fin qui, direte, è il solito fuffaguru. Ma no. Questo ha un tocco in più.
Questo tizio paga per farsi intervistare da testate giornalistiche nazionali. E poi usa quelle interviste a pagamento come prova della sua autorevolezza. Si vanta di essere apparso su 29 testate, tra cui Il Sole 24 Ore. E quando Striscia la Notizia gli dedica un’intera inchiesta per smascherarlo, scopre che l’intero castello è costruito sulla sabbia.
Il suo nome è Marco Petralia. E questa è la storia perfetta per inaugurare la nostra rubrica “Se la canta e se la suona”.
Il meccanismo: come ci si compra la credibilità
Il sistema è tanto semplice quanto efficace, e funziona così:
Passo 1. Paghi un’agenzia di comunicazione (come Prima Pagina Italia) per produrre un “articolo” su di te.
Passo 2. L’agenzia piazza il pezzo su siti di testate nazionali — Repubblica.it, Tgcom24, Il Sole 24 Ore, Fanpage.it, Ansa — impaginato come un articolo giornalistico normale, senza indicare che è pubblicità.
Passo 3. Metti il logo di queste testate sul tuo sito con la scritta “hanno parlato di me”.
Passo 4. Quando qualcuno dubita di te, rispondi: “Ma come, sono apparso su 29 testate! Anche Il Sole 24 Ore ha scritto di me!”
Il loop è perfetto: ti compri la credibilità, e poi usi quella credibilità comprata come prova che sei credibile. Se la canta e se la suona, appunto.
L’inchiesta di Striscia la Notizia
Tra il 2025 e il 2026, l’inviato Francesco Mazza di Striscia la Notizia ha dedicato al caso Petralia una serie di almeno sei servizi, costruendo un’inchiesta che ha coinvolto non solo il diretto interessato ma l’intero sistema dell’informazione online italiana.
Ecco cosa ha scoperto Mazza:
Marco Petralia non è iscritto all’albo dei consulenti finanziari, eppure opera nel settore degli investimenti e delle criptovalute (dove è noto anche come “Dr. Crypto”). Ha diverse denunce per truffa a suo carico.
Le interviste sulle testate nazionali erano a pagamento. Striscia ha dimostrato che i contenuti su Repubblica.it, Tgcom24 e altre testate erano stati commissionati e pagati, ma erano impaginati come normali articoli giornalistici, senza alcuna indicazione che si trattasse di pubblicità.
Petralia usava queste apparizioni come prova di credibilità, sostenendo che il suo successo fosse “documentato da 29 testate”. Striscia ha verificato la cosa direttamente con i direttori delle testate coinvolte, incluso Fabio Tamburini de Il Sole 24 Ore.
Non è un caso isolato. Mazza ha scoperto che lo stesso sistema veniva usato anche dal fratello Sergio Petralia e da un altro “pseudo guru”, Aydin Vahabov. Il problema, ha dimostrato Striscia, è sistemico: pagando, è possibile pubblicare contenuti su molti siti di testate web italiane senza avvisare i lettori che si tratta di pubblicità.
Le recensioni: il secondo atto dello spettacolo
Se comprarsi gli articoli è il primo atto, gestire le recensioni è il secondo. E anche qui Petralia ci ha messo impegno.
Su Trustpilot, il profilo di marcopetralia.com mostra un quadro interessante: recensioni negative che raccontano di esperienze fallimentari, richieste di rimborso ignorate, e un dato particolarmente eloquente — più di 20 persone che hanno presentato una denuncia congiunta contro di lui.
Tra le segnalazioni raccolte da varie fonti emerge che le recensioni positive sarebbero sospette, quelle negative sarebbero state rimosse dal suo staff, e oltre 50 richieste di rimborso sarebbero state cancellate, con i clienti successivamente bloccati.
Come ciliegina sulla torta, è emerso che Petralia avrebbe anche inviato false richieste di rimozione per violazione di copyright (DMCA) per far sparire da Google i contenuti critici su di lui. Comprarsi le lodi non bastava: bisognava anche silenziare le critiche.
Il danno collaterale: il giornalismo
Forse l’aspetto più inquietante del caso Petralia non è Petralia stesso, ma quello che ha rivelato sul giornalismo italiano online.
L’inchiesta di Striscia ha mostrato che testate come Repubblica.it, Tgcom24, Il Sole 24 Ore e Fanpage.it pubblicavano contenuti a pagamento senza segnalarlo ai lettori. L’agenzia Ansa ha pubblicato un comunicato che presentava il metodo di un altro guru, Luca Marani, come “rivoluzionario” — e il testo era stato prodotto da un’agenzia che redige articoli sponsorizzati.
Quando Mazza ha chiesto spiegazioni ai direttori delle testate coinvolte, le reazioni sono state istruttive: il direttore de Il Tempo, Tommaso Cerno, si è indispettito. Il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, ha spiegato il meccanismo delle agenzie che producono contenuti a pagamento. L’Ordine dei Giornalisti è stato interpellato sulla questione.
Il punto è: se un fuffaguru può comprarsi un articolo su Il Sole 24 Ore e usarlo come biglietto da visita, il problema non è solo il fuffaguru. È il sistema che glielo permette.
Come difendersi: la guida pratica
Il caso Petralia ci insegna qualcosa di importante: non fidarti delle apparenze mediatiche. Ecco come verificare:
1. “Hanno parlato di me” non significa nulla. Chiunque può pagare per farsi pubblicare un articolo su una testata nazionale. Se un guru sfoggia loghi di giornali sul suo sito, cerca quegli articoli: sono nella sezione editoriale o in una sezione “social people”, “branded content”, “comunicati”? Se sono lì, sono pubblicità.
2. Controlla l’albo. Se qualcuno ti dà consigli finanziari, verifica se è iscritto all’albo dei consulenti finanziari (OCF). Ci vogliono 30 secondi sul sito dell’Organismo di vigilanza. Se non c’è, non dovrebbe darti consigli finanziari.
3. Leggi le recensioni negative, non quelle positive. Le positive possono essere comprate, incentivate o filtrate. Le negative raccontano storie vere. Su Trustpilot, ordina per “più recenti” o “peggiori” e leggi quelle.
4. Cerca “[nome] truffa” su Google. Se escono risultati, leggili. Se non esce nulla, potrebbe essere un buon segno — o potrebbe significare che qualcuno ha fatto sparire i risultati con richieste DMCA.
5. Diffida delle storie troppo belle. “Sono diventato milionario con le crypto e ora insegno a te come farlo” è la versione moderna del Campo dei Miracoli di Pinocchio. E sappiamo tutti come è andata a finire.
Fonti
- Striscia la Notizia, inchiesta di Francesco Mazza su Marco Petralia e il giornalismo online (maggio-giugno 2025) — striscialanotizia.mediaset.it
- Striscia la Notizia, “Anche Repubblica.it e Tgcom24.it pubblicizzano gli pseudo guru” — striscialanotizia.mediaset.it
- Striscia la Notizia, “La credibilità del fuffa guru confermata anche da Il Sole 24 Ore” — striscialanotizia.mediaset.it
- Striscia la Notizia, “C’è anche Fanpage.it tra le testate che hanno dato spazio al fuffa guru Petralia” — striscialanotizia.mediaset.it
- Trustpilot, recensioni marcopetralia.com — trustpilot.com
- CyberCriminal.com, “Investigation into Marco Petralia” — cybercriminal.com
Il verdetto di Vaffanguru
Marco Petralia

5/5 — MAVAFFANGURU!
Non iscritto all’albo. Denunce per truffa. Articoli a pagamento spacciati per giornalismo. Recensioni negative fatte sparire. False richieste DMCA per silenziare le critiche. E un’inchiesta di Striscia la Notizia dedicata. Se esiste un punteggio pieno, questo è il momento di usarlo.

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2 risposte
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